Hugo Cabret, Una Fiaba dal Cuore MeccanicoHugo Cabret, a Fairytale with a Mechanical Heart

Locandina

Un film che stordisce sia visivamente che emotivamente e non a caso basato sul libro per bambini di Brian Selznick “The Invention of Hugo Cabret”,  vincitore della medaglia Caldecott nel 2008.

A film that is visually stunning and emotionally and based on children’s book by Brian Selznick’s “The Invention of Hugo Cabret”, winner of the Caldecott Medal in 2008.

Hugo, Martin Scorsese‘s latest film, tells the story of the orphan Hugo Cabret, son of a watchmaker, who lives in the depths of a railway station in Paris of the ’30s, where he repaired watches and observes the lives and loves of people coming and going. His dream is to be able to repair an automaton left him as inheritance from his father, tragically missing in a fire. Hugo, alone and bitter, concentrated all his efforts on this clockwork doll, shabby but ingeniously elegant, until his destiny crosses the one of the station’s toy store owner and his goddaughter Isabella.

Hugo, masterfully played by Asa Butterfield (The Boy in the Striped Pyjamas), is in equal parts a little abandoned orphan and a bold and admirable survivor. On Butterfield’s shoulders rest the kaleidoscope of emotion of the whole film and the young actor shines of its own light.

Each of the characters found in Hugo reminds to the audience that, in one way or another, we all like broken clocks, and in the end, all we have are the others. Our daily struggle is to overcome our past and not give in to pain.

Scorsese delivers this message in a stunning beauty, painted with a palette of colors perfectly balanced between brass and steam, sun and snow, in direct contrast with the black and white illustrations on the book by Selznick. The constant movement of gears and pendulums in the world of Hugo mingle with the unstoppable emotions of the boy up to imitate the most fascinating pantomimes of silent film’s era. There is no dialogue really necessary, messages come clearly through an experience extraordinarily delicate and relaxing.

Is it Steampunk? Probably, but without the exaggerated tones like “Look at me, I’m a Steampunk film!”

Scorsese, staunch supporter of the preservation of film heritage, pays homage to the masters of early movies through his love letter to the past using the most futuristic and cutting-edge techniques such as 3D. Whether you are orphans or artists, the themes of this delicate film will strike your heart as to say that we are all irreplaceable many small gears of this great clock called existence.

“I like to imagine that the world is one big machine. You know, machines never have any extra parts. They have the exact number and types of parts they need. So I figure if the entire world is a big machine, I have to be here for some reason, too.” Hugo

Hugo Cabret, l’ultimo film di Martin Scorsese narra le vicende dell’orfano Hugo Cabret, figlio di un orologiaio, che vive nei meandri di una stazione ferroviaria parigina degli anni ‘30, dove ne ripara gli orologi e osserva le vite e gli amori delle persone che vanno e vengono. Il suo sogno è quello di riuscire a riparare un automa lasciatogli in eredità dal padre, tragicamente mancato in un incendio. Hugo, solo e amareggiato, concentra tutti i suoi sforzi su questa bambola a orologeria, malandata ma ingegnosamente elegante, finchè il suo destino non incrocia quello del proprietario del negozio di giocattoli della stazione e della sua figlioccia Isabella.

Hugo Cabret, interpretato magistralmente da Asa Butterfield (Il bambino con il pigiama a righe), è in parti uguali un piccolo orfano abbandonato  e un audace e ammirevole sopravvissuto. Sulle spalle di Butterfield poggia il caleidoscopio emozionale di tutto il film e il giovane attore brilla di luce propria.

Ciascuno dei personaggi che si trovano in Hugo ricorda al pubblico che, in un modo o nell’altro, siamo tutti come orologi rotti, e alla fine, tutto quello che abbiamo sono gli altri. La nostra lotta ogni giorno è quella di superare il nostro passato e non cedere al dolore.

Scorsese consegna questo messaggio in una straordinaria bellezza, come dipinto con una tavolozza di colori perfettamente bilanciata tra ottone e vapore, sole e neve, in diretto contrasto con il bianco e nero delle illustrazioni del libro di Selznick. Il movimento costante degli ingranaggi e dei pendoli del mondo di Hugo si mescolano con le inarrestabili emozioni del ragazzo fino ad imitare le pantomime più affascinanti dell’era del film muto. Qui nessun dialogo è realmente necessario, i messaggi arrivano chiari attraverso un’esperienza straordinariamente delicata e e rilassante.

È Steampunk direte voi? Probabilmente, ma senza i toni esagerati del tipo “Guardatemi! Sono lo Steampunk fatto a film! ”

Scorsese, convinto sostenitore della conservazione del patrimonio cinematografico, rende omaggio ai maestri dei primi film attraverso questa sua lettera d’amore al passato usando però le tecniche più futuristiche e all’avanguardia come il 3D. Sia che siate orfani o artisti, i temi di questo film delicato vi colpiranno al cuore come a dirvi che siamo tutti tanti piccoli ingranaggi insostituibili di questo grande orologio chiamato esistenza.

Hugo e il giocattolaio

 “Mi pace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu.” Hugo

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Published in: on February 26, 2012 at 12:01 am  Leave a Comment  
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