Pastworld Recensione

Ma cosa succederebbe se Londra diventasse un grandissimo parco a tema?
Pastworld, il libro che andremo a vedere,  o per meglio dire il suo autore, Ian Beck, dà una sua personale risposta al quesito.

Siamo nel 2048 e la capitale inglese è diventata un parco a tema e non più la capitale del Regno unito. Il tema, autoreferenziale, è la Londra vittoriana, dove i visitatori e turisti possono immergersi nelle misteriose atmosfere della capitale ma con 200 anni “in meno”, con tanto di invenzioni in stile vagamente steampunk e al cui interno oltre agli attori, tendenzialmente inconsapevoli, esistono anche persone che sono nate in quella “realtà” ottocentesca e che non sanno assolutamente che al di fuori esiste un mondo moderno e più reale del reale. Ma qualche cosa all’interno del parco andrà storto…

Queste le intriganti premesse di Pastworld, primo volume importato dall’estero dalla piccola casa editrice Asengard (qui in collaborazione con Asterion edizioni), metto qui sotto la trama (senza svelare troppo ovviamente):

Pastworld è il più grande parco a tema mai realizzato. Ha sede a Londra, o meglio è Londra, restaurata e ripristinata in una fedele, viva e pulsante replica di se stessa in epoca vittoriana.
Per Eve, nata e cresciuta a Pastworld, calessi e lampade a gas sono invenzioni moderne. Eve non sospetta nemmeno di vivere in una finzione fino a quando è costretta a fuggire dall’unica routine che conosce dovendo addentrarsi in una realtà mai conosciuta e affrontare parte della verità sulla sua città e su se stessa.
Per Caleb, turista in vacanza a Pastworld, il parco a tema costituisce il perfetto antidoto al soffocante conformismo e alle norme oppressive del 2048. La cruda ferocia del passato è elettrizzante, o almeno lo è fino al momento in cui si ritrova sulla scena di un delitto, con un coltello in mano e improvvisamente in balia di un antiquato sistema giudiziario.
Nel frattempo una sinistra e micidiale figura si aggira tra la densa nebbia di Londra, mietendo una vittima dopo l’altra: Fantom, creatura del passato (e del futuro), nei cui oscuri piani confluiranno i destini di Caleb ed Eve.
Pastworld è stato classificato all’interno del genere Steampunk, in realtà non è assolutamente un libro del nostro genere preferito, bensì un romanzo di fantascienza con dei piccoli strizzi d’occhio allo steampunk e alcuni rimandi più sostanziosi in ambito vittoriano. Sia chiaro il libro è scritto e curato in ogni più piccolo particolare e aspetto, ma più in ambito fantascientifico,  con una spruzzata di di Steam (vedi i dirigibili ed alcuni aggeggi utilizzati da uno dei comprimari) ed un occhio al vittoriano puro.
E’ un romanzo intrigante, si legge bene ed è piuttosto scorrevole; è oggettivamente scritto bene e è stata data molta cura anche alla grafica, dato che abbiamo diversi “stralci” di giornale o di cartellone con gli stili di formattazione visiva tipica del periodo a cavallo tra ottocento e novecento. Il lettore è portato ad avere non solo le immagini che si creano nel subconscio ma un vero supporto visivo grazie agli interludi fra i capitoli.
Il romanzo è quasi completamente in azione subita. Di fatto i personaggi sono travolti dagli eventi, non li dominano, quindi non diventano davvero dei protagonisti ad esclusione forse dell’ultima parte del libro.

Piuttosto presto, nel corso della lettura, ci si rende conto che tutto gira attorno all’intreccio perverso e la cosa non fa che aumentare la tensione nel lettore perché si intuisce che l’intrigo è sempre più profondo e oscuro di quanto non lo si credesse fino alla pagina precedente. Si comprende dopo poche pagine che Pastworld è un grande gioco che nasconde qualcosa mostruoso; Il lettore non aspetta altro che una rivelazione, il culmine, lo zenith della situazione che non arriva immediatamente e non c’è altra soluzione che continuare nella lettura.

Tuttavia quello che i “visitatori paganti” vedono nel loro soggiorno in Pastworld è una fedele riproduzione, in ogni crudo e macabro aspetto, della vecchia Londra vittoriana. Perfino la legge ha fatto un passo indietro barbarizzandosi, così come la medicina, riportata al diciannovesimo secolo. Il fatto è che Caleb e suo padre non solo la vedranno ma la vivranno sulla loro pelle al punto di finire, in alcuni casi dalla padella alla brace.
In questo mondo incontriamo Eve, nata a Pastworld, apparentemente l’unica a non rendersi conto di essere una semplice marionetta o peggio, di essere attrice inconsapevole, e non ancora pronta, di uno spettacolo granguignolesco sul palcoscenico che è diventata la città di Londra. Ma cosa accadrà se un giorno dovesse scoprire che qualcuno la cerca febbrilmente, e per uno scopo tutt’altro che positivo? E che quello che crede suo padre le ha sempre mentito, anche se per la sua sicurezza? E perché la sua memoria sembra fermarsi a pochi anni prima?
Purtroppo, però, tutti i lati positivi del romanzo si schiantano contro un limite particolarmente rilevante: i personaggi poco caratterizzati.
I protagonisti  sono interessanti ma limitati in un quadro utilitaristico, quasi come un pedone a scacchi: servono per il gioco nel suo complesso, ma non si va molto più lontano di così. Non ci ammaliano e non ci trasmettono nulla se non un minimo di curiosità per ciò che gli accadrà. Non ci preoccupiamo per Eve anche se abbiamo in mente di quello che potrebbe accaderle di qui a pochi righe, questo a mio avviso è poco produttivo.
Non ci interessa molto del destino del giovane Caleb, anche se dovremmo trovare triste quello che gli accade, per il fatto di trovarsi “straniero in terra straniera e antica” la disperazione per il distacco forzato dal padre, soprattutto considerando che non è che un Visitatore del parco e quindi è vergine da tutto quello che potrebbe accadergli.
Non proviamo dispiacere per chi viene ucciso, picchiato, per le distorsioni malefiche e malate di una giustizia che non funziona che dovrebbe e di mille altre disuguaglianze…
Insomma, il massimo di empatia la suscita il giovane manigoldo ”Bible” J McCreddie, e le sue gesta più o meno lecite, che utilizzerà per aiutare il povero Caleb ad uscire dei guai.
Persino il famelico Fantom non ci crea alcun disagio per ciò che fa e per cosa dice, le poche volte che parla ovviamente, neppure ci stupiscono le sue capacità da superuomo.
A tutti gli effetti, che ci sia un “e vissero felici e contenti” o no, non ci sconvolge.

Ma torniamo al discorso Steampunk ed al fatto che secondo noi non è da annoverare complteamente all’interno di questo genere. Il contrasto principale è proprio quello legato al fatto che “Il parco di divertimenti Londra” è ne più ne meno di un’attrazione turistica del futuro (e non di un passato futuribile o di storia alternativa) è come dire che Gardaland o Disneyland possono essere un mondo Medioevale perché ci sono attrazioni di stampo medioevale (estremizzo il concetto ovviamente)… Capite anche voi che non funziona, come non possiamo dire che è un romanzo steampunk, solo perché si determina che chi entra ed esce da Londra ha da passare per l’aeroporto ripieno di Zeppelin o che basti utilizzare un meccanismo per riprodurre le sedute spiritiche (effetti che erano tra le altre cose utilizzati dagli imbonitori Vittoriani e non solo loro). Di certo questi elementi aiutano leggermente a categorizzare il romanzo ad una fantascienza più vicina allo steampunk di quanto non potrebbe essere Tron o Dune, ma ripeto parafrasando un detto di tradizione popolare : ” un ingranaggio non fa Steam-primavera”. Inoltre ci sono a fine libro dei rimandi all’inizio (quasi ad essere libro circolare) dello stesso dove troviamo tecnologie supercibernetiche (ratti, piccioni et simila tutti rigorosamente robot spia per la sicurezza del parco a tema e nano spie grandi poco più di un moscerino o di un granello di polvere che con lo steampunk, l’ottone ed il vapore non hanno nulla a che spartire)

È senza dubbio un romanzo carino e scorrevole, molto più per adolescenti che per altri, ma avrebbe potuto essere un gran bel libro… quanto potenziale sprecato! Sembra quasi che Beck abbia deciso, a un certo punto, di semplificarlo al massimo per adattarlo a un pubblico di giovanissimi. In parte una possibilità sprecata, è un peccato perché tanto intrigante è la trama ed il libro quanto poco lo è la caratterizzazione dei personaggi e l’assenza di una componente steampunk preponderante, quantomeno per definirlo romanzo Steampunk.

Aggiungo qui sotto il trailer che accompagnò l’uscita all’estero del libro:

Buona lettura e buona visione SANdMAN

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