Steampunk Italia al Carnevale di Venezia

TRALA LA LALALALALA… PORQUE LA VIDA ES UN CARNAVAAAAAL… LALA LALALA…
Ops scusate! Mi è partita la vena canterina!
Chi di voi non canticchia sotto la doccia? E io lo faccio dalla mia tinozza.. mi scuserete ma ancora non sono avvezza a queste diavolerie moderne..
Mi è venuto in mente questo simpatico motivetto proprio perchè sono stata al Carnevale di Venezia qualche settimana or sono.. una delle feste più famose e antiche al mondo!
Come stregati dal canto di una sirena, folle di visitatori accorrono da ogni angolo del globo per assistervi, desiderosi di immergersi nella magia di questa festa unica. Le calli, i campielli, persino le imbarcazioni nei canali, si riempiono di persone vestite con maschere e abiti colorati e intricatissimi, creando un’atmosfera surreale e onirica…
Dicevamo che il Carnevale di Venezia è una festa antichissima.. ma quanto?
Pare che il primo documento ufficiale che consacra il Carnevale a festa pubblica sia un editto del 1296, in cui si dichiarava festivo il giorno precedente la Quaresima. In questo giorno ogni abitante della città aveva il diritto di divertirsi, senza freni, approfittando di un momento in cui tutto era lecito, prima di dedicarsi ai digiuni e alla morigeratezza imposti nei 40 giorni precedenti la Pasqua.
Ma per trovare le vere radici del Carnevale dobbiamo tornare ancora più indietro nel tempo, risalendo addirittura a due festività importantissime del mondo antico: i Saturnali romani e i culti dionisiaci dell’antica Grecia i Saturnali erano un ciclo di festività della religione romana, dedicate al dio Saturno, durante i quali veniva sovvertito l’ordine sociale: in un mondo alla rovescia, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente uomini liberi, e potevano comportarsi di conseguenza; veniva eletto, tramite estrazione a sorte, un princeps – una sorta di caricatura della classe nobile – a cui veniva assegnato ogni potere. Il “princeps” era in genere vestito con una buffa maschera e abiti dai colori sgargianti.
I culti dionisiaci si svolgevano in onore del dio del vino, della follia e della passione, Dioniso. Durante le cerimonie i seguaci del dio (i “baccanti”), anch’essi addobbati con pelli di animali e col capo cinto da corone di pampini, danzavano e suonavano fino a raggiungere l’estasi mistica.
E così via, attraversando le varie epoche, il Carnevale di Venezia ha raggiunto il suo massimo splendore nel Settecento, diventando celeberrimo in tutta Europa: il suo punto di forza, oltre ad essere occasione per festeggiamenti sfrenati, era soprattutto quello di garantire l’anonimato ai cittadini veneziani, che, celati dietro una maschera, potevano farsi beffe di ricchi e potenti, azzerare le disuguaglianze sociali, e magari compiere indisturbati anche qualche nefandezza…
il desiderio di trasgressione e irriverenza, indossando costumi sgargianti e fantasiosi, è giunto indenne fino a noi, ancora molto sentito (e noi lo sappiamo bene!)… Con una città spettacolare come Venezia a fare da sfondo, poi!
Come resistere a questa sirena ammaliatrice? Aggiungiamoci anche fiumi di “sprìss… Ovviamente il tutto in onore di Saturno e Dioniso! Ah, come la sapevano lunga, gli antichi…
E pensate forse voi con tutte queste premesse, che io sia stata l’unica a gettarsi a capofitto con entusiasmo nel turbine carnascialesco?
Certo che no! Ed infatti, il primo week end di febbraio, una moltitudine di Ladies e Gentlemen provenienti da tutta Italia, isole comprese, e da diversi paesi europei, e non solo, si è radunata in piazza San Marco, sfidando le distanze e la folla, pur di essere presenti alla sfilata che sabato 3 febbraio ha raggiunto l’Arsenale in un tripudio di cilindri, corsetti e trambusti. Una volta giunti alla meta ci siamo offerti con sommo compiacimento agli obiettivi dei fotografi; i nostri outfit e accessori, cosi inconsueti agli occhi del pubblico, comunque già avvezzo alle estrosità degli spettacolari costumi veneziani, non sono comunque passati inosservati, e tanta ammirazione hanno riscosso nei passanti e tra i curiosi, molti dei quali si sono profusi in complimenti per l’originalità e l’accuratezza dei dettagli.
Con il calar delle tenebre il gruppo si è lentamente sciolto, alla ricerca di un “bacaro” (tipica osteria veneziana) dove accomodarsi e gustare il famoso “sprìss”, per riposare e commentare gli eventi della giornata in buona compagnia.
Il giorno seguente, domenica, ci siamo dati appuntamento sempre in piazza San Marco per gli ultimi scatti e i saluti, approfittando anche di una gradevole temperatura quasi primaverile che ha reso il tutto ancora più piacevole.

Giunti al termine della giornata, è stato davvero difficile congedarsi da tutta questa bellezza e dai tanti amici vecchi e nuovi incontrati per l’occasione, e fare ritorno ognuno alle proprie occupazioni quotidiane…
Una cosa è certa: per il momento si tratta solo di un arrivederci! E sempre in vena canterina, a tutti coloro che si trovano d’accordo con una vecchia canzone che dice “…Com’e triste Venezia…”… vi lascio qui un invito: veniteci con noi, e cambierete idea!

Lady Pheasantail

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Published in: on Marzo 21, 2024 at 1:22 am  Commenti disabilitati su Steampunk Italia al Carnevale di Venezia  
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